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lunedì 18 ottobre 2010

IL CESTINO DELLE MELE

di e con

Claudia Crisafio , Cecilia D'amico , Maria Scorza , Federica Seddaiu

Regia:Alessio Mosca

Dove può portare la disperazione e la guerra? Può un essere umano vendere un suo simile per una mela? Attraverso questa storia, nella quale si prendono in considerazione le ipotetiche posizioni prese da diversi tipi di donne, verranno ripercorsi gli avvenimenti salienti del periodo dell'occupazione nazista di Roma, alla vigilia della liberazione, dal punto di vista delle donne, sia quelle che hanno scelto di resistere che chi ha dovuto sopravvivere. (http://www.romatoday.it/eventi/teatro/spettacolo-cestino-delle-mele-teatro-lo-spazio.html)

Roma, al Teatro Lo Spazio sino al 17 Ottobre

Nessun riferimento all'antagonista di Biancaneve. Può essere ugualmente letta come una favola, il cui finale è non solo un risultato drammaturgico ma un lieto fine dopo tante vicende terribili, di cui protagoniste sono le donne, generalmente ancora nel ventunesimo secolo emarginate da molti storici circa gli eventi più disastrosi del Novecento. Questo spettacolo rivendica la loro lotta e la sofferenza provata durante l'occupazione nazista nella città di Roma, attraverso il corpo femminile dal quale emanerà il flusso espressivo della battaglia, ma anche della tensione e della paura. L'intreccio di tali elementi riflette un energico gioco di squadra, quella della compagnia Le Ondine, formata da quattro giovani attrici diplomatesi in anni recentissimi all'Accademia Nazionale d'Arte Drammatica e che hanno riposto speranze, sacrifici e sudore in questo progetto drammaturgicamente reso e interpretato a otto mani. Si tratta di un'ennesima dimostrazione di quanto sia sempre più facile riscontrare una grande creatività negli spettacoli presentati nei piccoli spazi teatrali e progettati da teatranti che seppur usciti da alti enti istituzionali di studio ma succubi della difficoltà del sistema lavorativo mirano a sfondare con veri e propri progetti di ricerca. Casi di cooperative artistiche che aumentano di più e suscitano molto più entusiasmo di quanto facciano molte delle produzioni dei teatri stabili-istituzionali, poiché il loro target qualitativo sta cominciando ad abbassarsi.

Ma tornando alle Ondine, eccole vibrare a un ritmo teatralmente perfetto senza stacchi caratterizzato dalla musicalità delle loro azioni, dalle sfumature, dai gesti tipici di una delle carcerate de Le Mantellate di Roma, le brave Claudia Crisafio, Cecilia D'amico, Maria Scorza e Federica Seddaiu, rispettivamente la credente cattolica e vedova Rita, la studentessa Giovanna perennemente sui libri, la fan sfegatata di Wanda Osiris, Margherita, fascista convinta anche se ebrea, e la partigiana segreta Vera, l'ultima arrivata nella cella e portatrice di un temperamento che creerà più disequilibrio di quanto già ce ne fosse tra le prime tre. La resistenza storica cui si accenna, nel quadro drammaturgico cui ci proiettano le Ondine e la graziosa regia di Alessio Mosca, è anzitutto una resistenza emotiva, psicologica per ciascuna delle quattro donne, in attesa di una salvezza prorompente al di là delle sbarre che le affliggono e fanno patire loro la fame. I loro turbamenti si manifestano nella preghiera (una profonda e credibile Crisafio in un romanaccio degno di chi del popolo sa solo rivolgersi al signore), i costumi e i piaceri frivoli delle donne (la simpaticissima Maria Scorza con un'aria da prima donna inevitabilmente esplosa da un irrefrenabile verve napoletana), i ricordi del passato (la tenerezza che ci suscita la D'amico nel ricordare il bel tempo di Giovanna e quando questa fu arrestata alla manifestazione di piazza Vaticano), la speranza in un futuro migliore (la Seddaiu destreggia molto bene l'intensità di Vera, come vera è la sua componente combattiva contro il disgusto per la repressione dei suoi compagni). Uno spettacolo che cattura per il suo equilibrio scardinato dalla simpatia e dalla tragedia di personaggi di un tempo forse lontano, ma meravigliosamente raccontato, un' operazione che ci auguriamo possa maturare sempre di più.

Buona scena! Mauro Sole

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